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Era il 28 agosto 1963. Al termine di un’imponente marcia per l’uguaglianza dei diritti dei cittadini americani contro la segregazione razziale, a cui avevano partecipato tutte le principali associazioni, nere e non, studenti, cittadini, divi del cinema e della musica, Martin Luther King pronunciò il suo più famoso discorso, nel quale esclamò, scandì, gridò, più e più volte, quella semplice frase, “Ho un sogno!”, una frase che riuscì ad infiammare di passione civile la popolazione americana, nonché quella internazionale, nelle loro componenti più sensibili ai temi di libertà e giustizia.
« Ho un sogno: che un giorno questa nazione si sollevi e viva pienamente il vero significato del suo credo: “Riteniamo queste verità di per sé stesse evidenti: che tutti gli uomini sono stati creati uguali” »
Quasi mezzo secolo dopo anch’io ho un sogno, anzi ho tanti sogni, anche senza volermi lontanamente mettere sullo stesso piano di una personalità storica così alta e carismatica; ma se ‘tutti gli uomini sono stati creati uguali’, in fondo, tutti possono allo stesso modo sognare.
Il primo sogno che voglio dunque riferire, in onore e in ricordo di quello, come di qualsiasi altro movimento per il riconoscimento dei diritti e della dignità di tutte le persone, è l’integrazione etnica, a livello mondiale, nazionale, cittadino.
Viviamo in un mondo in cui i flussi migratori sono e saranno sempre più imponenti, anche a causa degli spaventosi divari di ricchezza che ha generato il modello economico affermatosi storicamente.
Il progresso materiale della nostra nazione deve tanto al sacrificio dei nostri emigranti, un vero popolo di persone, solitamente povere e senza cultura, che ebbe la capacità di sradicarsi ed affrontare ogni genere di difficoltà e soprusi; per questo ci si potrebbe aspettare un atteggiamento di avanguardia nell’affrontare oggi i problemi legati all’accoglienza di queste ondate umane di tutte le etnie che cercano fortuna nella nostra terra.
E invece ci tocca assistere ad atteggiamenti diffusi, ma anche a campagne di opinione, ma anche a provvedimenti, che nulla hanno a che vedere con il progresso civile.
Ci è toccato assistere, a Rosarno, al tiro a segno dei cittadini locali contro dei disgraziati, peraltro già trattati peggio delle bestie al fine di garantire manodopera agricola al minor costo possibile, e con tutto il vantaggio per le organizzazioni criminali.
Ecco, ho un sogno: che impariamo ad accettare come nostro prossimo qualsiasi persona ci capiti accanto; in fondo noi che ne carichiamo tanti su quel piccolo involontario confessionale che è l’abitacolo di un taxi, siamo avvantaggiati a percepirne l’umanità, al di là del colore della pelle, del modo più o meno educato di parlare, del profumo più o meno gradevole (tasto dolente, lo ammetto…) che emanano.
E questo, beninteso, nell’intransigenza delle regole, delle leggi, a cominciare da una seria politica governativa contro i traffici di droga, di prostitute, di armi, di organi, di denaro sporco e via dicendo. Ma un’intransigenza vissuta anche da cittadino a cittadino, indipendentemente dal colore della pelle e dalla lingua, verso chiunque si mostri arrogante nei confronti della regola condivisa, ma anche dell’altrui cultura (da entrambe le parti), che deve avere il giusto spazio e riconoscimento nel vivere associato.
Ho tanti sogni, dicevo; potrei riempirne l’intero numero di questa rivista, ma risparmio la redazione e i lettori da un elenco così lungo.
Mi limito a un paio di piccoli grandi sogni di un tassista che sta per assistere ad una nuova elezione del sindaco della città, così come a quella del consiglio della Cooperativa.
Sogno che il nuovo governo municipale, con l’aiuto dei vigili, ci regali delle corsie preferenziali inflessibilmente, rigorosamente, tranquillamente libere per la circolazione di bus e taxi, e regali alla mobilità cittadina anche degli autobus molto più piccoli e snelli, e magari un selciato di via Rizzoli meno vergognoso. Sogno che vieti l’accesso dentro le mura ai SUV, che riempia di piste ciclabili sicure tutte le strade, che disciplini seriamente la circolazione sgangherata e spaventosa di ciclomotori e motocicli, ma anche quella dei fenomeni sulle quattro ruote, razza sempre troppo diffusa, come quella altrettanto pericolosa degli imbranati. Che sanzioni di notte le biciclette senza fanale acceso (…una strage!!) e infine che obblighi tutti i veicoli ad usare le frecce, anche e soprattutto nelle rotatorie.
Per quanto riguarda il governo della cooperativa, invece, ho due sogni piccoli piccoli: che il distributore di metano in sede smetta di essere un’opera d’arte plastica e diventi operativo, e che il ‘discusso’ video-terminale spagnolo, se voglio sapere quanti taxi ci sono in Nettuno, non mi risponda in prima battuta “Calori” o “Autostazione”, ma “Nettuno”.
E , possibilmente, subito: prima che venga verde.
I have a dream…
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Questo mio testo è stato inviato per la pubblicazione sul primo numero del 2010 della rivista “Il Socio – Co.Ta.Bo”.
L’immagine che ho scelto per questa pagina del blog è tratta dal sito http://siobelodesantodomingo.blogspot.com/2008/11/i-have-dream.html






